Come si effettua una valutazione posturale? A cosa serve il filo a piombo?

valutazione postura sbagliata

A cosa serve una valutazione posturale?

La valutazione posturale, oltre che per riscontrare eventuali problematiche legate alla postura e alla colonna vertebrale, è un ottimo alleato per permettere la scelta di attività ed esercizi su misura del singolo individuo. Ad esempio, è utile per valutare i migliori esercizi di ginnastica posturale per ciascun caso specifico ed eventuali adattamenti.

Più valutazioni distanziate nel tempo, inoltre, permettono anche di monitorare eventuali miglioramenti.

Nel caso l’interesse all’esame posturale sia legato a specifiche problematiche o disturbi, questa valutazione deve ovviamente essere secondaria ad una diagnosi clinica.

In cosa consiste la valutazione della postura?

Per effettuare una valutazione, dapprima si osserva attentamente il soggetto globalmente da tutti i piani dello spazio. Durante l’osservazione bisogna fare attenzione a quali potrebbero essere i difetti, partendo dalla posizione del capo fino all’appoggio plantare.

Alcuni indicatori come il campo visivo, la linea acromiale, il triangolo della taglia, l’altezza delle anche, la conformazione degli arti inferiori (varismo e valgismo delle ginocchia), la posizione delle scapole e l’andamento delle curve del rachide possono aiutare nell’individuare le problematicità.

Misurazioni a supporto

Losservazione visiva è indispensabile ma presenta una certa soggettività ed è quindi importante supportarla con delle misurazioni il più possibile oggettive e quantitative.

Analisi posturale con filo a piomboAd esempio, per una valutazione posturale già più accurata si può utilizzare uno strumento comodissimo ed economico, alla portata di tutti: il filo a piombo.

Il filo a piombo è composto semplicemente da uno spago con un peso legato all’estremità. Con la persona in piedi con lo sguardo dritto, si posiziona il filo tangente al punto più esterno della schiena, fino a raggiungere la piega interglutea.

Con il filo a piombo si ottiene una vera e propria verticale di riferimento per le misurazioni!

Piano frontale posteriore

In questo modo sono immediatamente evidenti, ad esempio, deviazioni della spina dorsale che possono essere dovute a scoliosi o atteggiamenti scoliotici.

Piano sagittale (visto lateralmente)

Dal filo a piombo, una volta immobile, è possibile calcolare la distanza fino ai tre punti di riferimento: C7, D12, L3 (indicatori principali rispettivamente del tratto cervicale, dorsale e lombare).

L’osservazione all’altezza della vertebra D12 è importante in quanto dovrebbe costituire lo snodo fra curva dorsale e curva lombare.

Valori di riferimento

Non vi è consenso unanime su quali debbano essere i valori di riferimento (e si raccomanda comunque di effettuare una valutazione globale della persona e non limitarsi alle sole cifre). Tenendo conto queste doverose premesse, può comunque essere utile considerare come fisiologiche le distanze dal filo a piombo per C7 e L3 comprese fra 2,5 e 4,5cm.[1] Valori al di sotto e al di sopra indicherebbero rispettivamente un rachide rettilineizzato (con poca curvatura) o con curve ben accentuate.

Oltre a questi punti di riferimento per una valutazione posturale ve ne sono altri due, più facili da individuare: la distanza dal filo a piombo al punto di massima lordosi lombare ( freccia lombare) e a quello di massima lordosi (“concavità”) cervicale, con valori normali rispettivamente di 4-6 cm e di 6-8 cm.[2]

Per approfondire il risultato: il test di Adams

Infine, il Test di Adams (o test di flessione della colonna) può essere utile, nel caso di valori “fuori range”, per distinguere cifosi/cifo-scoliosi da atteggiamenti cifotici/cifo-scoliotici. Il test viene effettuato piegando il busto in avanti, senza piegare le ginocchia, cercando di raggiungere con le mani la punta dei piedi. Si osserva quindi se è presente o meno un’eccessiva curvatura dorsale (gibbosità).

Oltre al filo a piombo…

A sostegno di questa semplice strumentazione vi sono ovviamente anche mezzi più tecnologici e complessi con cui poter ottenere dati quantitativi. Ad esempio la ricostruzione 3D della colonna vertebrale, ottenuta tramite sistemi fotografici (con elaborazione computerizzata delle immagini ) o con dispositivi guidati/appoggiati lungo la colonna vertebrale.

In certi casi si può integrare la ricostruzione 3D della colonna vertebrale con i dati provenienti da piattaforme di forza e/o solette multisensore (per analizzare la pressione esercitata dai piedi) o da altri dispositivi. Si può parlare quindi analisi multifattoriale 3D della postura.

 

Bibliografia

  1. Zaina F et al. Review of rehabilitation and orthopedic conservative approach to sagittal plane diseases during growth: hyperkyphosis, junctional kyphosis, and Scheuermann disease. Eur J Phys Rehabil Med 2009;45:595-603
  2. Orlandini G. La Semeiotica Del Dolore 2a Edizione: I presupposti teorici e la pratica clinica. Antonio Delfino Ed. 2013

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